Home arrow News arrow RASSEGNA STAMPA arrow 29 gennaio 2010 - Pubblicare gli stipendi dei manager? Bologna dice sì: «Lo facciamo già»
29 gennaio 2010 - Pubblicare gli stipendi dei manager? Bologna dice sì: «Lo facciamo già» PDF Print E-mail

fonte: Corriere di Bologna

Pubblicare gli stipendi dei manager? Bologna dice sì: «Lo facciamo già»

Le aziende quotate in borsa: si tutelano gli azionisti Via libera sotto le Due Torri alla pubblicazione dei compensi dei manager delle aziende quotate. La Bologna spa accoglie di buon grado l'emendamento alla legge comunitaria che impone di rendere note le remunerazioni non solo di cda e presidenti (già d'obbligo), ma anche dei dirigenti di fascia alta «a qualsiasi titolo e in qualsiasi forma». Dicitura che vuole allontanare lo spettro di superbonus drogati, tra le cause dell'inizio della crisi oltreoceano. In Italia, la disposizione è già prevista nel codice di autodisciplina delle quotate, adottato però per ora solo su base volontaria. Ma comunque presente in tutte le bolognesi.

Basta navigare online tra i siti delle aziende e sfogliare i bilanci 2008 (gli ultimi disponibili): per esempio, al cda della Beghelli è riconosciuto un compenso complessivo di 589 mila euro: 15.500 a ciascuno dei nove consiglieri, e i restanti 449.500, ai consiglieri investiti di particolari incarichi e poteri.
Al numero uno di Hera, Tomaso Tommasi di Vignano, vanno 333 mila euro all'anno più 70 mila euro di bonus, all'ad Maurizio Chiarini 180 mila più 72 mila, ai consiglieri tra i 75 e i 100 mila. Ancora, il colosso assicurativo Unipol ha corrisposto al numero uno Pierluigi Stefanini 730 mila euro, all'ad uscente Carlo Salvatori 1,7 milioni più un altro milione in incentivi, ai consiglieri tra i 50 e i 100 mila euro. E così via.

Ma questa sarà un ulteriore stretta nelle regole della «politica in materia di remunerazione», cioè il modo in cui si arriva a costruire lo stipendio annuo: parte fissa e parte variabile, come viene calcolata e a quali parametri viene indicizzata.
Luca Montebugnoli, presidente dell'azienda di biglietteria elettronica Best Union Company, compenso da 139 mila euro all'anno tra stipendio base e bonus , esulta : «Benvenga qualsiasi provvedimento che va nella direzione della trasparenza».

Dello stesso avviso Lorenzo Sassoli De Bianchi, patron di Valsoia, il cui cda si riserva 650 mila euro di retribuzioni. «È una norma che tutela l'interesse degli azionisti anche piccoli, rendendo noto come vengono ripartiti i loro soldi, e che discende da quanto è avvenuto l'anno scorso, con bonus stellari che distorcevano l'attività delle aziende». Non cambierà nulla per Monrif e Poligrafici: «Siamo disponibili a pubblicare i compensi del top management come già facciamo per il board - assicura l'ad del gruppo editoriale, Andrea Riffeser - e condividiamo in pieno il principio». Idem in Datalogic: «Non avremo difficoltà a seguire le nuove direttive - garantisce l'ad Mauro Sac-.

 
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